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Conte nella tana del Celtic «Sogniamo i quarti ma non ci poniamo limiti»

Aperto da Dolceluna, Febbraio 12, 2013, 02:11:04 PM

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Dolceluna

La Juventus in Scozia per l'andata degli ottavi. Buffon non teme il pubblico: «Mai visto i tifosi fare gol»
Nessun dubbio sull'orgoglio del Celtic, sulle sue origini irlandesi che risaltano dal sudario con il dagherrotipo di Brother Walfrid, il fondatore, a segnalare i 125 anni di storia (1887), e dal colletto tricolore di Neil Lennon che, come il suo assistente Johan Mjällby, era in campo nell'ultimo incrocio con la Juventus, il 31 ottobre 2001. Antonio Conte, invece, era addirittura rimasto a Torino, mentre Gigi Buffon stava in panchina. Quella partita, finita 4-3 per The Bhoys, fu poco più di un allenamento. Madama era già qualificata, Lippi schierò i rincalzi.
uesta Celtic-Juventus è un'altra storia, ma è comunque un pezzo di storia. Lennon accenna, neanche tanto distrattamente, al fatto che questo pubblico e questa società si aspettano di ritornare protagonisti in quella che, quando la vinsero, il 25 maggio 1967 a Lisbona (2-1 all'Inter), si chiamava ancora Coppa dei Campioni. Qui viene narrata come un evento epocale: il primo successo di una squadra non latina viene ricordato perfino nella password per il wifi (Champions.1967). La Coppa in mano a Jock Stein nel monumento a lui dedicato, con l'ammonimento per chi entra nel terzo impianto del Regno Unito: «Il football è niente senza i tifosi».

Il suo successore Lennon si aspetta di risentire «il tuono» nello stadio, ma Gigi Buffon, capitano di lungo corso, è pragmatico: «Non abbiamo mai visto uno spettatore fare gol. Il pubblico può aiutare, ma fino a un certo punto, starà a noi spegnere subito eventuali entusiasmi». Ma questo non significa sottovalutare il Celtic come precisa Antonio Conte: «Noi non l'abbiamo fatto e poi in Champions League anche noi siamo degli outsider. Conosciamo il suo percorso, qui ha battuto il Barcellona e al Camp Nou ha perso al 94'. In casa l'ha sempre fatta da padrone. Possiede valori, ma noi abbiamo i nostri e cercheremo di replicare».

I numeri sono importanti anche per la Juve, 16 partite in Europa senza sconfitte (10 di Europa League, 6 di Champions), ma i complimenti dei colleghi, da Mourinho a Lennon, valgono anche di più per Conte: «Sarà un onore stringere la mano a Lennon». Si commuove più per questo che per l'esordio in panchina in Champions: «È una partita normale. Non c'ero fisicamente, ma emozionalmente ero in campo anche le altre volte». Per l'allenatore salentino conta «dare continuità a quello che abbiamo fatto nel campionato italiano e trovare sempre la zona Champions che ha una grande importanza per il club». Va bene il bilancio. «Però la Champions per noi è un sogno da accarezzare e ora il sogno sono i quarti. Non abbiamo obiettivi, ma non ci poniamo limiti. Alla fine avremo quello che ci saremo meritati».

A Celtic Park, questa sera, previsti 1) freddo intenso; 2) inversione dei ruoli: Celtic attendista e pronto a colpire, Juventus all'attacco. «Io non credo alle parole», replica Conte. Giusto, infatti quando racconta che «sarebbe da pazzi chiedere qualcosa ad Asamoah», pensiamo che il ghanese sia qui per una ragione, altrimenti poteva fare turismo altrove. Le certezze: «Noi non ci snaturiamo, se dobbiamo perdere la partita, che accada mentre attacchiamo, il mio augurio è che la mia crescita personale avvenga insieme con la squadra». L'unico argomento che vede un po' imbarazzato Conte riguarda l'irritazione, nell'ambiente del Celtic, per gli allenamenti della Juventus sui campi dei Rangers. «Io faccio scelte tecniche, la società cerca di aiutarmi al meglio. Mi servono un campo e due porte, tutto qua». Eh no, non è tutto qua. A Glasgow, il doppio salto mortale dei Rangers in terza divisione non è passato indolore. La rivalità è più accanita che pria. Non ha mai fatto ne farà gol, ma mezza città tifa Juventus.
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