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Demoni e Dei

Aperto da LaDeA, Febbraio 18, 2012, 06:51:44 PM

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LaDeA

La mitologia ha sempre affascinato e catturato la nostra fantasia. Raccogliamo qui tutti i misteri antichi e le figure mitologiche!
La nascita del Mondo.
Sfidando il lungo cammino del tempo sono giunte sino a noi storie, miti e leggende sulla nascita dell'universo. Gli antichi greci raccontano che all'inizio esisteva solo lo spazio cosmogonico vuoto e senza fine. Non esistevano le stelle. Non esisteva la terra. Non esisteva alcuna cosa del creato. ERA SOLO IL CAOS, senza forma, al di là del tempo e dello spazio. 

All'improvviso dal Caos apparve Gea, la madre terra, principio di vita e madre degli uomini e della stirpe divina, prima realtà materiale della creazione. Dopo di lei apparvero Eros l'amore;  il Tartaro luogo di punizione delle anime malvagie;  l'Erebo la notte.

GEA GENERO' DA SOLA URANO il cielo (che feconda la terra con una pioggia benefica) con il quale si unì e dalla cui unione nacquero i dodici Titani, sei maschi (Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto, Crono) e sei femmine (Tea, Rea, Temi, Teti, Febe, Mnemosine); i tre Ecatonchiri o Centimani, Briareo, Gia e Cotto mostri con cinquanta teste e cento braccia; i tre Ciclopi Bronte, Sterope ed Arge tutti con un solo occhio in mezzo alla fronte.

GEA GENERO' DA SOLA PONTO il mare con il quale  si unì e dal quale ebbe Taumante che secondo alcuni fu padre delle Arpie; Forco, la personificazione del mare in tempesta; Ceto la personificazione delle insidie che si celano nel mare in tempesta ed Euribia personificazione della violenza tempestosa del mare.
In quel tempo Gea scelse Urano come sposo ed iniziò così il REGNO DI URANO, che assieme a Gea governavano il creato.
;)
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Consuelo

Nascita del mare

All'inizio esisteva solamente il nulla, il vuoto, niente di ciò che la mente umana possa considerare esistente nel proprio immaginare, capire e vedere.
Questo per la mente umana, però c'erano delle esistenze.

Esistevano gli dei, sì proprio loro, quelli che non chiamiamo nel loro insieme mitologia. Esistevano in un universo reale per loro ma irreale per il pensiero umano.

Bene; spero siate riusciti a capire o immaginare una situazione del genere, questi dei, che per comodità chiameremo Giove... Giunone... Apollo... Ecc...
Nel loro mondo-non mondo se la passavano con la loro bella eternità, facevano quello che fanno gli dei e anche qualcosa di più, insomma erano dei.

Certo, direte voi che dev'essere una noia mortale essere un dio immortale e vivere nel nullapernoi ma tuttoperloro che però non era nemmeno tutto perché era un mondo che nonostante esistesse non esisteva.

Dopo questa breve premessa per far capire al lettore l'esatto nonsochè, che non ha capito nemmeno chi scrive (ma parlando di dei si sa non il capire è relativo), eccovi la vera leggenda, la prima di tutte le leggende.

Giove, il re degli dei era, come i più se lo ricordano, un tipo esuberante, non sopportava di essere un dio e di non essere adorato.
Certo che anche gli altri dei la pensavano così, ma non ci davano molto peso, loro se la spassavano a creare qualcosa ogni tanto, uno starnutiva e nasceva una galassia di soli... l'altro schioccava le dita e esplodeva una supernova, non sapevano a che servissero, e nemmeno si impegnavano a scoprirlo, tanto loro erano dei e potevano fare e disfare tutto in un attimo.
Dunque, Giove voleva qualcosa di più di quei giochi da dei annoiati e (a suo giudizio regale) anche un po' stupidi, ci pensò, ci ripensò finche gli venne un'idea deesca! Una grande idea!!! Proprio un'idea da dio.

Cominciò a creare, (per comodità li chiameremo con il loro nome attuale perché penetrare il pensiero di un dio non è facile) creò degli uomini e delle donne, però, per sua sicurezza e forse anche egoismo, non diede loro nessun potere da dio, li creò bisognosi di qualsiasi cosa in modo che loro pregassero gli dei per avere quello di cui necessitavano per vivere, non li creò immortali per poter avere un rinnovamento (si sa che a vedere sempre le stesse facce ci si stanca).
Anche gli altri dei si diedero da fare, e cominciarono a popolare di esseri umani il loro mondo-non-mondo.

Un giorno, Giove in massima fase creativa creò una stupenda fanciulla, una fanciulla creata dal suo cuore e dalla sua anima, aveva appena litigato con Giunone sua moglie che lo aveva trattato a pesci (non li avevano ancora creati... ma è per capire l'effetto) in faccia, lui ci rimase così male che nella creazione di questa fanciulla ci mise tutti i sentimenti che avrebbe voluto avesse Giunone per lui.
La fanciulla fu la più perfetta di tutte, Giove per paura che Giunone la vedesse, la nascose in un angolo remoto del suo mondo-non-mondo e la chiamò Thera.
Ogni momento che poteva, di nascosto da Giunone, andava a trovare Thera, era bello stare lì con lei, tenera, dolce, bella, dotata di tutte le qualità che lo facevano stare bene.
Thera naturalmente accoglieva con desiderio Giove, era l'unico che conosceva in quel posto, e anche per lei era bello stare con lui, quando non c'era non riusciva ad avere pensieri che le tenessero compagnia, si sentiva sola ed inutile perciò aspettava che Giove arrivasse per sentirsi viva.
Un giorno lo seguì di nascosto mentre la lasciava per tornare da Giunone.
Uscendo all'angolo remoto non-angolo fu scoperta dall'acuta vista di Giunone:
- Ecco dove spariva il fedifrago! - esclamò Giunone alla vista di Giove e di Thera – e se l'è creata pure bella!
Giunone fece finta di niente con Giove, ma appena lui si allontanò si recò a conoscere la fanciulla.
Thera fu felice di passare del tempo con quella donna che non conosceva, era diversa da Giove, e si intrattennero per molto tempo.
Anche Giunone rimase sorpresa da tutte le qualità della fanciulla, era troppo perfetta per farle del male, ma doveva fare qualcosa per vendicarsi di Giove.
Le venne subito un'idea! Si sa che le donne, e ancor di più le dee, hanno la mente e l'intuizione molto più veloce dei maschi.
- Ora ci penso io! – disse.

Imitando Giove quando creò Thera, creò un uomo trasmettendo nella sua creazione tutto ciò che di bello, dolce, buono e amorevole avesse in sé. Ne venne fuori un bellissimo uomo, quasi più bello di Apollo, per poco Giunone fu tentata di tenerselo nascosto ma, represse questa tentazione. Il vendicarsi di Giove era così radicato in lei che portò l'uomo da Thera.
Thera quando lo vide fece i salti di gioia, sentì subito nel cuore che quello era l'uomo che aveva sempre desiderato e per l'uomo, che Giunone aveva chiamato Mhar, fu la stessa cosa, rimase affascinato da Thera.
Giunone si sfregò le mani e si nascose attendendo l'arrivo di Giove, non passò molto tempo, se per gli dei esiste un tempo simile al nostro, che lui arrivò.
La sua sorpresa fu grande, immensa nel vedere Thera con Mahr, ma non fece nemmeno il tempo di aprir bocca che Giunone saltò fuori dal suo nascondiglio-non-nascondiglio e Tuonò:
-Eccoti sistemato! Così impari dannato fedifrago libertino, ora quei due sono innamorati perdutamente l'uno dell'altra e nemmeno tu riuscirai a togliere dal loro cuore l'amore che provano anche se sei il re degli dei.
- Maledetta! Ribatté Giove tuonando anche lui, io ho sempre avuto te come moglie, e per me è sempre stato un inferno, mai una dolcezza, mai una tenerezza, ogni volta che ti cercavo venivo respinto a malo modo e dio (io ndr.) sa quanto ti amassi.
- Bene, non posso disfare ciò che tu hai creato, ma posso far provare a quell'uomo cosa ho provato io tutto questo tempo; Mahr starà vicino alla sua Thera, ma saranno anche separati l'uno dall'altro.

Schioccò le dita e Mahr si tramutò in acqua mentre Thera si trasformò in un pianeta di sassi rocce e terra.
- Bene, disse Giove questo pianeta, in onore di Thera la mia dolce e accogliente creatura, lo chiamerò TERRA, mentre la tua creatura Mahr sarà accolta dalla mia e si chiamerà Mare. Staranno sempre insieme, ma contemporaneamente lontani.

Da allora la Terra accoglie nelle sue profonde valli il Mare, mentre il Mare l'accarezza ondeggiando senza riuscire ad averla.
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LaDeA

Secondo la mitologia greca oltre ad essere il dio supremo di tutti gli dei era una divinità celeste dispensatrice di luce, di calore e da lui dipendevano tutti gli eventi atmosferici era infatti anche il re del tuono, dei lampi, dei fulmini mediante i quali manifestava la sua approvazione o no.
La sua casa era l'Olimpo dal quale regolava tutto l'ordine universale e nelle sue mani era il destino di tutti gli uomini anche se la sua volontà era sottoposta ad una volontà suprema, quella del Fato le cui leggi e decisioni neanche il potente re degli dei poteva cambiare.
La mitologia racconta che sia nato da Rea e da Crono e  detronizzò il padre Crono e divenne il re degli dei.
Ebbe come prima moglie Metis che fu inghiottita da Zeus per paura che un suo figlio lo detronizzasse. Successivamente ebbe come mogli Temi, Dione, Maia, Demetra, Persefone, Eurinome, Mnemosine, Leto, che furono tutte ripudiate per un motivo o per un'altro. Alla fine sposò la sorella Era.


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Consuelo

Venere era figlia di Zeus e della ninfa degli oceani, Dione. Andò poi in sposa ad Efesto (Vulcano) e diede alla luce dei figli; tuttavia trascurava i propri doveri domestici e coniugali poiché si dedicava quasi esclusivamente ai suoi amori con altri dei e mortali e, fra i numerosi amanti, le sono attribuiti Ares (il Dio della Guerra), la relazione con il quale è la più nota e la più duratura, e l'avvenente Adone. Era inoltre la madre di Eros (Cupido), Deimos (Terrore) Phobos (Paura) ed Armonia, la moglie di Cadmo. Uno dei suoi figli mortali era Enea, avuto dal suo amante Anchise, Re di Dardania. Anchise venne reso storpio da una saetta di Zeus quando rivelò a questi di aver amato la dea.
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Efesto: era il nome greco del dio del fuoco e Vulcano era il nome che i Romani gli attribuivano. Ecco spiegato perché la montagna col fuoco veniva chiamata "vulcano", perché sede delle fucine di Efesto o Vulcano. Efesto era il fabbro per antonomasia. Nelle sue fucine fabbricava armi invincibili per gli "dei" e per gli "eroi". Per sé creava oggetti straordinari, poltrone bellissime in oro tempestate di pietre preziose colorate, ancelle - robot che si muovevano proprio come se fossero di carne ed ossa, tavolini con tre gambe che, a seconda del comando, si spostavano velocemente, piani di appoggio molto funzionali dal momento che doveva appoggiarsi spesso; si stancava perché era storpio e claudicante da quando era stato scaraventato giú dall'Olimpo.   

     
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Giunone, in quanto sorella e sposa di Giove, era considerata dagli antichi romani come la regina degli dei.
Veniva venerata come Iuno Regina poiché protettrice dello stato romano, come Iuno Pronuba e Lucina proteggeva il matrimonio ed il parto. A lei era dedicato il mese di giugno a cui diede il nome e i Matronalia, festa tenuta il primo giorno di marzo.
Giunone veniva spesso identificata con Era nella mitologia greca ed anche in quest'ultima veniva considerata la dea protettrice del matrimonio.
Suoi figli erano Ares, Efesto, Ebe e Ilizia.
Moglie fedele e gelosa era famosa per perseguitare le amanti ed i figli di Zeus e per non dimenticare mai alcuna offesa.
Le vendette di Era venivano tramandate in varie leggende, tra di esse probabilmente la più famosa è quella nei confronti del principe troiano Paride che le aveva preferito Afrodite in una gara di bellezza e che, per questa ragione, aiutò i greci nella guerra di Troia finchè la città non venne distrutta.
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Afrodite è la dea dell'amore, della bellezza, della sessualità, della sensualità, della lussuria e dei giardini. Omero sostiene che fosse nata da Zeus e da Dione ma la versione più diffusa è quella di Esiodo, secondo la quale sarebbe nata dalle spume del mare. *-*
Fu sposa del bruttissimo Efesto per volere di Zeus, ma ebbe tantissime avventure sia con altri dei che con mortali. Le sue piante sacre erano il mirto, la rosa, il melo, il papavero e tra gli animali la colomba, il passero, il cigno, la lepre, il capro, la tartaruga ed il delfino.
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ARES, figlio di Zeus e di Era, era dio - o meglio, demone - della guerra. Benché membro della famiglia divina dell'Olimpo, reca ancora evidenti tracce dei miti demoniaci pre-omerici legati alla Terra. Gli altri dei, compreso il padre Zeus, lo snobbano per il suo carattere turbolento e litigioso.

Ares è il solo dio ad essere atterrato in un duello con un nume olimpico (Iliade, XXI), e non è un caso che a compiere l'azione sia Atena, anch'essa dea della guerra, che però incarna l'eroismo intelligente in contrapposizione alla sanguinaria brutalità di Ares. Infatti, nessun eroe lo invoca mai, benché, come dice Omero, gli Achei vengano chiamati suoi schiavi. Anche i compagni di Ares sono tutt'altro che simpatici: sono Eris (la Discordia), Deimos (il Terrore) e Phobos (la Paura), questi ultimi due figli suoi, avuti da Afrodite. Perchè, nonostante tutto, Ares riuscì a conquistare le grazie di Afrodite, dea della bellezza e dell'amore e regolarmente coniugata col dio Efesto. Da lei ebbe, oltre ai summenzionati Deimos e Phobos, anche una prole più simpatica: Eros, Anteros e Armonia.

Ad ogni modo, il tradito Efesto si prese la sua vendetta: con invisibili catene legò Afrodite e Ares, offrendo il loro amplesso amoroso allo scherno degli dei (è con questo racconto che Demodoco intrattiene i Feaci e Ulisse in Odissea VIII). Esporre Ares all'imbarazzo e alle risate è un altro indizio chiaro della scarsa simpatia di cui godeva il dio. Ed è altrettanto significativo che a salvarlo da quella situazione penosa sia Poseidone, un altro dio che non aveva  buoni rapporti con gli altri dei olimpici e che preferiva l'esistenza appartata negli abissi marini. Tuttavia, nemmeno fra Poseidone e Ares, i rapporti furono sempre sereni. Allirozio, figlio di Poseidone, aveva tentato di usare violenza ad Alcippe, figlia che Ares aveva avuto dalla ninfa Eurite, e Ares, senza pensarci su due volte, uccise Allirozio. Poseidone allora citò Ares davanti ad un tribunale composto di dodici dei, ma per quanto l'oratoria non fosse il suo mestiere, quella volta Ares si difese così abilmente da essere prosciolto con formula piena. Secondo la leggenda, il processo si sarebbe svolto su una collinetta di Atene, che poi, in memoria del fatto, venne chiamata Areopago e doveva infine diventare, con questo nome, il tribunale supremo degli Ateniesi. Il culto di Ares fu originario della Tracia, donde si diffuse per la rimanente Grecia senza però diventare molto popolare, salvo che a Sparta e a Tebe. Gli altri Greci erano troppo raffinati per trovare di loro gusto un dio tanto irrazionale e demoniaco. Ad Atene gli era consacrato soltanto il suddetto Areopago. Erano sacri ad Ares il cane e l'avvoltoio; i suoi attributi erano la lancia e la fiaccola. I Romani lo equipararono al loro dio Marte, senza che però si possa parlare di una completa identificazione.
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La leggenda del diluvio.
Un giorno Zeus, stanco della malvagità degli uomini, decise di sterminarli con il diluvio.
Prometeo riuscì a ottenere che il figlio Deucalione e la nuora Pirra,  umani di miglior fattura di quelli destinati a scomparire per il loro carattere perverso ed empio, fossero risparmiati.
Su consiglio di Prometeo, Deucalione costruì una nave, che rimase nove giorni e nove notti in balia dei flutti.
Alla fine l'arca li depose sulle montagne della Tessaglia (Grecia del Nord, poco lontano dall'Olimpo).
Quando uscirono dall'arca, erano soli sulla terra, gli unici scampati al disastro.
Tramite Ermes, il suo messaggero, Zeus espresse la volontà di adempiere ai loro desideri più cari.
Deucalione dichiarò di desiderare dei compagni per rompere la solitudine.
Zeus disse allora a entrambi di gettare oltre le proprie spalle «le ossa della madre». Deucalione comprese che si trattava della Terra-Madre, le cui ossa sono pietre. Velandosi il viso in segno di rispetto, Deucalione e Pirra raccolsero le ossa-pietre e le gettarono dietro le spalle senza voltarsi.

«Così in breve tempo, per volontà degli dei, le pietre lanciate dalla mano dell'uomo presero forma d'uomo, e dalle pietre lanciate dalla donna nacque di nuovo la donna. E da allora siamo una razza resistente, a prova di fatica, e mostriamo in modo probante da quale origine proveniamo».
Tratto da Le metamorfosi di Ovidio.



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Una promessa fatale

Semele, un'altra sposa mortale di Zeus, era nipote di Europa, figlia di Cadmo, suo fratello, anche lei era una discendente di Posidone.

Giove, il re di tutti gli dei, il padrone del mondo, colui al quale ubbidivano tutte le forze dell'universo, spesso e volentieri abbandonava la sua vita di beatitudine sul monte Olimpo e scendeva sulla terra per vivere come un umile mortale, stufo di bere ambrosia o di essere accontentato nei suoi desideri ancor prima di esprimerli.

Un giorno, in uno di questi viaggi, incontrò Semele, una giovane e bella fanciulla che aveva il dono divino di sorridere sempre. Questa fanciulla era l'esatto contrario della moglie di Giove, la dea Giunone: sempre accigliata, pettegola, curiosa, gelosa e molto possessiva nei confronti del marito il quale, per poter sfuggire al suo controllo continuo, doveva spesso nascondersi dietro una nuvola. Non appena ebbe visto Semele, il re degli dei se ne invaghì e volle vivere vicino a lei come un semplice essere umano. In un primo tempo le cose andarono molto bene fra loro e l'unione venne allietata dalla nascita di un bambino che venne chiamato Bacco. Ma dopo qualche tempo Giunone, che non tralasciava di far seguire il marito, venne a conoscenza della passione di Giove.

Allora una notte apparve in sogno alla ragazza e le disse:

- L'uomo che sta con te non ti ha detto il vero sulla sua identità, perché è molto più potente e più grande di quanto ti abbia fatto credere. Chiedigli di mostrarsi a te nella sua luce reale e avrai la prova di ciò che ti ho detto.

La mattina seguente Semele andò incontro a Giove e gli chiese di farsi vedere nel suo pieno splendore. Egli, colto di sorpresa, non seppe resistere alla vanità di essere ammirato dall'amata e riprese le sue vere sembianze di re degli dei. Subito una grande luce si sprigionò dalla sua persona e questa luce fu così intensa che incendiò in un attimo la casa e la misera fanciulla bruciò tra le fiamme. Anche il figlioletto stava per essere bruciato dal fuoco, ma Giove si rese subito conto del pericolo. Chiamò immediatamente il dio Vulcano che aveva dimestichezza con le fiamme e gli ordinò si salvare suo figlio; poi cercò un rifugio per il bambino al fine di proteggerlo dall'ira della moglie. Però non trovò un nascondiglio abbastanza sicuro e dunque decise di metterlo al riparo il un luogo che nessuno potesse sospettare: con un pugnale si aprì una coscia; vi nascose la creatura e rimarginò la ferita in attesa di tempi migliori.
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Nella mitologia greca, Caronte o Caron (in greco antico ferocia illuminata), era "il traghettatore dell'Ade" figlio di Erebo (tenebre) e Nyx (notte). Il suo ruolo era di traghettare i morti di là del fiume Acheronte (o secondo altre fonti, lo Stige) per farli accedere agli inferi.
Caronte era un uomo dall'aspetto burbero; un vecchio sempre arrabbiato, con i capelli bianchi e gli occhi rossi e poco conciliante verso le anime di chi non pagava alcun obolo per il suo servizio. Indossava un passamontagna e sceglieva i suoi passeggeri tra la folla di anime ammucchiate sulla riva. Traghettava solo quelli che meritavano una degna sepoltura e solo se potevano permettersi di pagare il passaggio per accedere all'Ade.


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Cupido, dio dell'amore, il cui nome deriva dal verbo latino cupere, "bramare", era considerato nella mitologia romana il figlio di Venere e Vulcano.
Lo scrittore latino Apuleio racconta nell'Asino d'oro che il giovane dio si innamorò della bellissima fanciulla Psiche.
In altre storie viene descritto come ragazzo dispettoso che si diverte a colpire uomini e dei con le proprie frecce d'argento per farli innamorare perdutamente.
A Cupido corrisponde Eros nella mitologia greca ed in origine egli è figlio del Caos, l'abisso buio e silenzioso da cui nacquero tutte le cose, e personificazione dell'armonia.
In seguito viene visto come giovane bello ed affascinante accompagnato da Imero, "desiderio", e Foto, "bramosia", ed in epoca più tarda è descritto sempre vicino alla madre Afrodite.
Nelle raffigurazioni artistiche il dio viene rappresentato come giovane fanciullo nudo e alato con spesso in mano arco e frecce magiche, a volte bendato per ricordare la cecità dell'amore.
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Minerva era la dea della sapienza e della guerra ordinata, contrapposta ad Ares personificazione della guerra indiscriminata e violenta , protettrice di tutte le arti e dei lavori femminili.
Nacque dalla testa di Zeus dopo che ebbe inghiottito la sua prima moglie Metis, per evitare che si compisse una predizione di Gea secondo la quale avrebbe dato alla luce un figlio di tale sapienza e potenza che avrebbe sbalzato dal trono Zeus.
Colpito da una forte emicrania Zeus mandò a chiamare Efèsto (o Vulcano ) affinché gli spaccasse la testa in due: ne uscì una fanciulla armata, bella dagli occhi azzurri, era la dea Athena.
Athena contese il titolo di bellissima tra le dee assieme ad Era ed Afrodite, il conosciuto pomo della discordia, e poiché non fù la favorita da Paride, durante la guerra di Troia si schierò a fianco dei Greci che aiutò in ogni ciconstanza. Ha protetto e assistito Ulisse in tutte le sue peripezie, fù lei che chiese a Zeus il ritorno in patria dell' eroe trattenuto da Calipso per sette anni, promettendogli l' immortalità se l' avesse sposata. Ebbe una contesa con Poseidone dio del mare ( identificato dai romani con Nettuno ), fratello minore di Zeus, per chi dovesse dare il nome alla capitale dell' Attica: ciascuno dei due numi rivendicava a sè quell' onore; infatti anche Poseidone durante la guerra di Troia si era schierato con i Greci e combatteva con loro sotto le mura di Troia, in seguito al defraudamento subito da parte del re Laomedonte dopo la costruzione delle mura di codesta città.
Alla fine fù deciso che tra i due avrebbe dato il nome alla città chi avesse donato la cosa più utile ai mortali: Poseidone con un colpo di tridente fece balzare dal suolo il cavallo, Athena fece nascere l' ulivo. Il dono della dea fu considerato più utile, e la città fu chiamata Atene.
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Consuelo

Apollo era il figlio nato illegittimamente da Zeus e Leto, insieme alla gemella Artemide, dea della caccia e protettrice della Luna.

L'amore più famoso di Apollo fu Dafne, tramutatasi in una pianta di Lauro a seguito della relazione controversa col Dio. Per questo uno degli attributi di Apollo e della poesia fu il Lauro-alloro.

Altri amori del dio con umani furono quello con Giacinto, quello con Cassandra e quello con Marpessa.

a principale caratteristica di Apollo nella mitologia greca è certamente l'essere patrono della poesia, e capo delle Muse. Partecipa alla guerra di Troia, parteggiando per i troiani: dal suo arco provengono le frecce che danno origine alla peste che infuria sugli Achei.

Apollo era venerato anche come dio oracolare, grazie alla sua qualità di protettore del tempio di Delfi: tramite la sacerdotessa Pizia svelava il futuro degli umani.

Successivamente Apollo viene identificato col dio Sole, accostato alla sorella Artemide-Selena in qualità quest'ultima di divinità lunare.
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Le muse sono figlie di Zeus e di Mnemosine (a sua volta figlia di Urano e di Gaia), il cui nome vuol dire memoria, perché era appunto la personificazione della memoria: Zeus si unì a lei in Pieria, per nove notti di seguito e, in capo ad un anno, ne ebbe nove figlie, ossia le Muse.
Le genealogie differiscono, ma tutte evidentemente si ricollegano, più o meno indirettamente, a concezioni filosofiche sul primato delle musica nell'Universo; le Muse infatti presiedono al pensiero in tutte le sue forme: eloquenza, persuasione, saggezza, storia, matematica, astronomia.

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