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I racconti del Terrore

Aperto da LaDeA, Febbraio 18, 2012, 06:27:08 PM

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LaDeA

Il viaggio del non ritorno.
Erano appena le tre del pomeriggio e due mountain bikes filavano veloci in mezzo al sentiero che conduceva nelle sperdute campagne del North Dakota.
Alla guida della prima era una donna: Taylor Made. Era avanti più di cento metri e pedalava a tutta velocità senza sosta. Alla guida della seconda, un apparente giovanotto dai capelli rossi, John Backer, suo cugino. Era rimasto indietro e nonostante gli sforzi non riusciva a raggiungerla. Erano in ritardo per un piccolo incidente avuto quella stessa mattina sulle montagne dopo che un animale aveva loro tagliato la strada ed erano caduti a terra. Non si erano fatti molto male, ma si potevano notare le ginocchia scorticate.
-"Taylor"- si udì in lontananza e questa fu anche l'unica parola che si riuscì a captare dalla distanza cui era la ragazza. Lei si fermò ad attenderlo in silenzio. Ecco che finalmente lui riuscì a raggiungerla. -"Possiamo fare una pausa Taylor? È tutto il giorno che pedaliamo. Non ci siamo mai fermati."- Nonostante fossero in viaggio dalle prime ore della mattina ed aver oltrepassato le montagne, la stanchezza non si era ancora fatta sentire.
Taylor annuì distrattamente -"Solo cinque minuti però. Voglio arrivare alla campagna prima di sera."-
-"Ma Taylor"- John fu bloccato dal diniego della ragazza prima che potesse concludere la frase. Aveva sempre mantenuto la sua parola. Infatti, cinque minuti più tardi erano di nuovo in marcia su quello stesso sentiero. Ancora per un paio d'ore.
Esattamente alle cinque in punto giunsero alla fine del loro percorso, un'immensa campagna si stendeva davanti ai loro occhi. Lo si poteva intuire dalle pecore che pascolavano nei prati poco distanti. Ma erano le uniche "anime" che parevano popolare quel loco che ad un primo sguardo appariva inquietante. Almeno in quel preciso momento.
Taylor fece cenno al cugino di raggiungerla più in fretta possibile –"Troviamo rifugio John. Per questa notte." Taylor era sempre stata una donna di poche parole, non amava molto la conversazione, se non coi suoi pensieri.
Vi era una casa oltre il campo con le pecore. Una strana dimora scura che si ergeva in tutta la sua maestosità. Un uomo zappava un pezzo di terra al fianco della casa; non si girò nemmeno quando i due cugini giunsero alle sue spalle. Forse era sordo, forse non aveva udito i loro passi perché era troppo intento nel suo lavoro.
-"Buonasera signore."- Taylor assunse il comando della situazione e decise di rivolgersi all'uomo per avere informazioni sul posto. Il contadino non si degnò di girarsi. Continuava a zappare come se nulla fosse. Sembrava meccanico, sembrava andare a comando. Ma chi poteva comandarlo se non vi era anima viva? Taylor però non perse le speranze. –"Abita solo in questo luogo? Vi è qualcun altro?"- ma ancora nessuna risposta.
Fortunatamente la porta della dimora era aperta, una buona occasione per entrare a cercare qualcuno.
Nella sala principale tutto era buio; la poca luce che si poteva intravedere era quella di deboli candele oltre una porta semi aperta. In realtà non si vedeva molto bene ma decisero lo stesso di tentare la sorte e raggiungere la stanza dalla strana luce.
Era un salotto. Un elegante salotto, da quello che si poteva capire, con un grosso tavolo al centro ed una poltrona sul lato opposto. Nessuno parlava in quella stanza. Nessuno dei due ragazzi riusciva a pronunciare alcuna parola. Quello che si udiva era solamente lo scricchiolio della poltrona, che ondeggiava senza sosta, e la causa non poteva essere il vento perché nella stanza non vi erano finestre.
La poltrona fece un giro su se stessa ed ecco che comparve un uomo dal manto nero come la pece, che gli copriva i lineamenti del volto solcato dalle rughe.
-"Sapevo che alla fine sareste arrivati."-
-"Chi è lei?"- chiese Taylor "E come fa a sapere che saremmo arrivati?"-
Lui scoppiò in una sadica risata –"Io so tante cose. Le so dal momento in cui siete caduti sulle montagne... e siete morti"-
Gli occhi di Taylor e di John in quel momento si fecero meno luccicanti e sentirono le loro forze abbandonare il corpo.
-"Sì, ora lavorerete per me, senza sosta; sarete sotto il mio completo controllo."- Gli schiavi del castellano sono aumentati e lavorano per lui nei suoi campi. –"Benvenuti all'inferno."-
Ognuno di noi ha un paio d'ali, ma solo chi sogna impara a volare.
Chatta con me! *-*

Consuelo

Un amuleto

Infilai le mani nelle tasche dei jeans, e mi ritrovai a toccare qualcosa che avevo completamente dimenticato.
Il mio portafortuna. La mano di mummia che portavo sempre con me.
Non so perché, ma sentii che dovevo tirare fuori dalla tasca il mio prezioso amuleto.
Mi voltai di scatto e lo alzai. Ero convinta che la mano di mummia servisse a distrarre Ahmed.
Sembravo la Statua della Liberta, immobile, con la mano di mummia che svettava sopra la mia testa.
A un certo punto mi dissi che dovevano essere passate delle ore, perché avevo perduto la cognizione del tempo.
Ahmed, intanto, aveva abbassato la torcia, e guardava a bocca aperta, incantato e al tempo stesso stupito, la mano di mummia.
Fece un passo indietro, gli occhi spalancati dal terrore.
La mano della sacerdotessa! - gridò.
All'improvviso la mia attenzione fu attratta da qualcosa che stava accadendo dietro di lui. lo e i miei compagni ci concentrammo sull'incredibile spettacolo davanti ai nostri occhi.
Intravidi nell'ombra una mummia, poi un'altra e un'altra ancora, in piedi, mentre allungavano le braccia strette nelle bende e sembravano lamentarsi per il dolore.
Finalmente, traballando, le mummie si misero in marcia.
Le vidi uscire dai sarcofagi, sollevarsi da terra, chinarsi in avanti azzardare i primi passi, lentamente.
Ahmed lesse lo stupore sul nostro volto, e si girò di scatto.
Gridò qualcosa in egiziano antico, davanti alI 'avanzata delle mummIe.
Terronzzato, lanciò  la torcia contro la mummia che guidava l'inquietante spedizione. Improvvisamente la mum mia prese fuoco e in breve le fiamme avvolsero tutto il corpo. Mani, braccia, tronco, testa erano preda delle fiamme.
Ma nonostante questo, la mummia continuò ad avanzare, senza fermarsi davanti alle fiamme che la stavano consumando.
In preda al panico più totale, Ahmed sciorinò un fiume incomprensibile di parole, sempre nella sua lingua misteriosa.
A un certo punto provò a fuggire, ma ormai era troppo tardi.
La mummia avvolta dalle fiamme lo raggiunse e lo afferrò per la gola, quindi lo sollevò, in alto, molto in alto, sopra le sue spalle divorate dal fuoco.
Ahmed emise un grido sovrumano quando anche le altre mummie gli furono vicine.
Tutte insieme sollevarono Ahmed, e passandoselo l'un l'altra lo trascinarono sopra un calderone bollente, mentre il disgraziato gridava e si dimenava.
Quando riaprii gli occhi le mummie erano tornate alloro posto.
Ahmed era scomparso, e noi eravamo liberi.
Capisci l'importanza di quella persona quando non è con te.
Se ti manca, allora è davvero importante.

LaDeA

Emma dormiva tranquilla nel suo letto quando un improvviso rumore la svegliò. Si alzò di colpo dal letto e si guardò intorno, rimase seduta su letto per un po', e poi si adagiò di nuovo. E di nuovo quel rumore. Non sembrava venire da fuori e Emma si alzò per dare un'occhiata si diresse verso la cucina. Provò ad accendere le luci ma non c'era corrente, e così corse a prendere la torcia che teneva nel cassetto e la accese. Non appena accese la torcia, cominciò a udire degli strani versi, quasi dei lamenti, che provenivano dal ripostiglio.
Emma si avvicinò alla porta e vi accostò l'orecchio. I lamenti venivano da lì. Emma aveva un po' paura ma si fece coraggio e aprì la porta. Accucciato in un angolo, c'era un piccolo bambino, che ad occhio poteva avere quattro anni, che stava piangendo. "Chi sei?" disse Emma illuminandolo con la torcia, "Cosa ci fai in casa mia? Come sei entrato?".
Il bambino alzò la testa e la guardò fissa negli occhi senza rispondere.
"Avanti! Rispondi! Chi sei? Come hai fatto ad entrare? Rispondimi!" continuava Emma, ma il bambino stava lì, seduto in un angolo e la fissava. Emma si avvicinò e lui si coprì il viso con le braccia. "Non avere paura! Stai tranquillo! Dimmi, come ti chiami? E come sei entrato in casa?". Il bambino stette in silenzio, poi alzò di nuovo la testa verso Emma e disse con aria spaventata: "Ti prego... non farmi del male...ti prego...non picchiarmi... ti prego..".
"Ma non voglio farti del male. Tranquillo, calmati."
Ma il bambino continuava "Ti prego... non farmi male... per favore...."
Emma si chinò e lo accarezzò dolcemente, "Non avere paura, dimmi come ti chiami."
"No...non posso..." disse il bambino. "Perché non puoi? Avanti, non voglio farti del male, non preoccuparti."
"No...lasciami andare...sono ancora piccolo...non farmi male...ti prego..."
Emma si alzò, indietreggiò e guardandolo con aria inquietante gli disse "Ho capito! Ho capito chi sei!" Emma indietreggiò ancora, "Ah! Voi umani non imparerete mai chi comanda qui! Non avete capito che la vostra razza inferiore e destinata all'estinzione!" Emma si voltò e dalla bocca gli spuntarono degli enormi denti simili a delle zanne, le unghie si allungarono come artigli e dalla schiena fuoriuscirono delle orribili scaglie, si gettò sul povero bambino e lo sgominò a sangue, mentre delle terrificanti urla di dolore gli uscivano dalla gola, finché Emma, diventata un ripugnante mostro, lo divorò vivo.
"Stupidi esseri umani. Non capirete mai che siamo noi i nuovi padroni di questo pianeta. Potete nascondervi finché vi pare, tanto vi troveremo ovunque... maledetto bambino, mi ha fatto perdere il sonno..." e così dicendo tornò a letto.
Ognuno di noi ha un paio d'ali, ma solo chi sogna impara a volare.
Chatta con me! *-*

Consuelo

IL BIGLIETTO DI CONDOGLIANZE

Aveva deciso di fare uno scherzo a un amico che abitava lontano:
gli aveva spedito un falso articolo di giornale
che annunciava la morte della propria moglie.
Sperava che lui gli avrebbe inviato
un bel biglietto di condoglianze...
poi gli avrebbe spiegato tutto
e si sarebbero fatti quattro risate!

Tre giorni dopo ,infatti,suonarono alla porta:
due volte......il postino!!!

Lui si precipitò ad aprire e si trovò di fronte
una stranissima signora segaligna ,vestita di nero
e pallida come una...morta!

"Scusi,lei chi é ?!"
chiese l'uomo con un'aria preoccupata

"Salve"rispose lei con uno strano sorriso
"Il postino é morto stamattina e io ,già che c'ero,
le ho portato di persona il telegramma di condoglianze
per sua moglie....
ah....a proposito...io sono.... la Morte!"

L'uomo non sapeva se arrabbiarsi
o ridere....di sicuro ero un controscherzo
del suo amico... ma, in quel momento....
si alzò, disperato e terminale,nella casa,
l'urlo terribile e straziante della sua... consorte!
Capisci l'importanza di quella persona quando non è con te.
Se ti manca, allora è davvero importante.

LaDeA

Una tenda viola piena di ripiegamenti e gonfiori tagliata da lame di luce d'oro. Il tramonto di giugno trasforma il cielo in un luna park di luci e di colori.
Per contrasto la piccola sagra sperduta nella pianura sembra una miniatura. Vi arrivo per caso e cammino sul prato in mezzo alla gente.
Stelle fatte di lustrini e strisce di carta pendono dall'alto. Sotto file di lumi colorati girano i cavalli di legno della giostra. I colori fantasmagorici del crepuscolo si sciolgono in pennellate dense, violacee su sfondi gialli.
Improvvisamente si fa silenzio nella festa e tutti diventano immobili, in attesa. Poco lontano si vede venire avanti una piccola processione composta di alcuni uomini che sorreggono un trono di legno dorato.
Sommersa da stoffe preziose, fiori e gioielli vi sta seduta sopra una bambina; è la reginetta della festa e rappresenta una Dea pagana. Uomini e donne si accodano dietro allungando la processione che gira intorno al prato.
Il trono viene deposto vicino a un pergolato di roselline selvatiche e tutti sfilano davanti. Mettono ai suoi piedi piccole offerte, spighe di grano, in cambio di pronostici per il futuro o l'esaudimento dei desideri.
La bambina, che simboleggia la Dea dell'abbondanza, ha una espressione annoiata o misteriosa. Le altre bambine la guardano con occhi spalancati.
La festa riprende più rumorosa di prima e tutti mangiano, bevono o ballano in suo onore. Mi siedo alla tavola per mangiare un panino fra contadini baffuti, in un tintinnìo di piatti e bicchieri.
Un vecchio paralitico con la punta chiodata del suo bastone crea disegni complicati sulla polvere. Li guardo con attenzione adesso: sono spirali, cerchi concentrici, ellissi... Che cosa può significare?
Riprendo a camminare sul prato.
In un angolo la ruota della fortuna gira e i chiodi numerati vanno a distribuire premi ai partecipanti. L'uomo sorridente con la faccia cavallina mi chiama:
"Venga, venga da questa parte signore, questa è la sua sera fortunata..." l
Ognuno di noi ha un paio d'ali, ma solo chi sogna impara a volare.
Chatta con me! *-*

Consuelo

Orrore. Sangue. Disperazione. Questa è la mia vita. Ora.
Prima di quel maledetto giorno erano baci. Lavoro. Famiglia. Amore. Maria.
Ora lei dov'è? Dove sta trascinando i suoi passi lenti, crudeli, inesorabili?
Mi sta cercando? Io la vorrei trovare e darle pace. Finalmente. Nonostante l'orrore e la paura.
Quando ci conoscemmo, mi ero appena laureato. Medicina, una tradizione di famiglia. Mi sentivo in obbligo di proseguire la strada di mio nonno e di mio padre, due luminari e professori universitari. La incontrai al mercato. Lei vendeva con la madre i frutti della terra e del duro lavoro.
Dopo mesi di incontri clandestini pieni di passione, annunciai alla mia famiglia il nostro matrimonio. Che creò scandalo. Dovetti letteralmente fuggire e mi trasferì in campagna. Nel paesino di lei.

La guerra imperversava. Fui mandato al fronte come ufficiale medico, ma un colpo di mortaio interruppe presto la mia carriera militare. Tornai da lei con una gamba zoppa, che ancora oggi mi tormenta. Lei mi curò. Con amore e dita ruvide. Mani inesperte.
Maria rimase presto incinta. La gravidanza fu difficile. Lei fu costretta spesso a letto e non poche volte venne presa da sconforto e disperazione. Temeva il momento del parto. Temeva il dolore. Poverina. Non si immaginava niente.
Era sul finire della primavera. Già nei campi si preparava il primo raccolto. La terra stava per regalare la sua abbondanza. E la sua maledizione. La guerra distruggeva intere Nazioni ma la natura restava indifferente a questo inutile conflitto. Le notizie però arrivavano anche a noi. Gli alleati preparavano un attacco. Forte, imponente, risolutivo.
La mattina del 6 giugno 1944 mi svegliai di soprassalto. Maria urlava. Stava partorendo. Non corsi a chiamare la levatrice. Pensai di potermela cavare da solo. Cosa potevano quelle sciocche tradizioni davanti alla scienza moderna?
Mai assistetti ad un parto più difficile. Il bambino non si era del tutto girato e faticava ad uscire. Maria era allo stremo delle forze. Sapevo quello che c'era da fare, ma non potevo. Non su di lei. Mai l'avrei fatto.
Con un ultimo sforzo sovrumano, Maria riuscì infine a partorire il bambino. Un maschio. E una cascata di sangue. Purpureo presagio.
Porsi il piccolo alla madre. Roseo, paffuto. Ignaro del dolore. Lo appoggiai sulla pancia di Maria, che lo guardò. Gli accarezzò i capelli sporchi e bagnati e si accasciò. Era morta.
Piansi. Mi disperai, ma ancora non sapevo.
Passò del tempo. Il piccolo vagiva piano. Quando colsi un movimento. Maria aveva sollevato il bambino in aria. I suoi occhi lo fissavano, ma era come se non lo vedessero. Piegò la testa di lato, come per porsi una domanda. Poi con un movimento rapido morse il bimbo su una gamba. Lui gettò un urlo terribile, che ancora oggi mi risuona nella testa. Dolore, paura. Incredulità. Maria stava divorando il suo stesso figlio.
Impietrito dall'orrore, rimasi inchiodato al pavimento, come trattenuto da un peso invisibile, non riuscii a far altro che guardare mentre lei affondava i denti in quella carne rosea e morbida. Le viscere del piccolo si riversavano sulla madre. Che lambiva i pezzi di carne pulsante con la lingua. Quando il bambino smise di urlare, Maria lo gettò via come una bambola brutta.
Con il sangue che le colava dalle fauci e la vestaglia lorda mosse i passi verso di me. Qualcosa allora mi riscosse. Il suo sguardo forse. Di terrore e disperazione. Fu un attimo. Uscii di casa e mi misi a correre più veloce che potei verso il paese.
Appena calpestai il selciato e vidi alcune persone, mi accasciai al suolo. Svenuto.
Quando mi svegliai corsi a casa. Nessuno era andato fin laggiù. Qualcosa stava succedendo. Ovunque. Io non li ascoltai. Non seguii i loro consigli. Corsi a casa. Trovai la porta spalancata. Maria non c'era più. Una scia di gocce di sangue si inoltrava nel bosco ai piedi della montagna.
Sul pavimento, gettato come un cumulo di stracci abbandonato, si contorceva quella massa di carne che un tempo era stata mio figlio. Ne raccolsi i resti, che fremevano tra le mie mani, mentre un istinto demoniaco lo spingeva a tentare di mordermi le dita. Seppellii mio figlio nel giardino di casa. In una buca profonda. Dove avrebbe smesso di dimenarsi quando la natura malefica che lo aveva creato se lo sarebbe ripreso attraverso le bocche dei vermi divoratori.
Questa è la storia. Questo è stato il mio Giorno del Giudizio. Sono dannato, credo.
Ora sono in cerca di lei. La mia Maria. E di un modo per darle finalmente l'eterno riposo.
Capisci l'importanza di quella persona quando non è con te.
Se ti manca, allora è davvero importante.

LaDeA

La morte Rossa.
Al termine della festa in machera il principe Prospero se ne andò a letto tutto soddisfatto. Si sentiva protetto e al sicuro, ben rintanato nel suo castello mentre fuori, la morte rossa non aveva pietà di nessuno. Chiuse gli occhi e si addormentò con un sorriso di beatitudine. Ma quella sensazione di assoluta tranquillità durò poco. Gli parve di sentire dei passi felpati che salivano le scale. Prospero si girò inquieto tra le lenzuola. Che fosse entrato qualcuno? Ma poi si convinse che doveva essere qualcuno della servitù. Però il rumore sicuro e regolare dei passi non cessava, al contrario, si stava facendo sempre più minaccioso e soprattutto più vicino alla porta dell camera di Prospero. Ad un certo punto, il rumore inquietante cessò, ma questo non bastò a rassicurare il principe, dal momento in cui sentì il cigolio della maniglia che si abbassava. Il principe cominciò ad avere paura sul serio. Non riusciva a muoversi. Si sentiva inchiodato nel letto, da solo, prigioniero di quegli strani rumori, incatenato alle sue stesse lenzuola. Un piccolo fascio di luce soffusa si fece largo nella grande stanza buia. Il principe sentì il cuore rimbombargli nel petto. Aveva paura di quei battiti che lo facevano quasi sobbalzare. I passi si stavano muovendo sul pavimento, facendo scricchiolare leggermente il parquet. Ormai non c'erano più dubbi; qualcuno si stava muovendo in quella stanza, sicuro e perfettamente a proprio agio circondato dal buio della notte. Ad un certo punto, una serie di lamenti soffocati, si fece strada fino alle orecchie di Prospero. Erano urla disperate, straziate di vite troppo giovani per essere spezzate dalla morte rossa. Ma come un'onda arrivarono e se ne andarono, allontanandosi piano piano. Prospero era sempre più pietrificato e impaurito. Anche se era all'interno di solide mura, aveva paura della morte rossa. I passi sul pavimento continuarono il loro percorso attorno al letto. A quel punto il principe vide, posata sul suo lussuoso comodino, una mano dalle dita lunghe e sottili, coperte di sangue. Le gocce rosse colavano, precipitando sul pavimento. Quella mano apparteneva a una figura scura, alta e misteriosa, girata di spalle. A quel punto la figura si voltò mostrando il più orribile e disgustoso degli spettacoli. Un viso lacerato dalle ferite e dal dolore. L'occhio sinistro era completamente sostituito da un buco di sangue che sgorgava, scendendo sul viso, rigandolo di macchie rosse, per poi colare a terra. La bocca era intatta solo per metà. Quando le sguardo dell'occhio destro dello sconosciuto incontrò, solo per una frazione di secondo, quello del principe, Prospero sentì come una cannonata colpirlo in pieno. La morte. Quella era la morte rossa, dalla quale nessuno, nemmeno in principe ricco con un immenso castello poteva sfuggire. Proprio in quel momento, un urlo acuto e disperato, raggiunse le camere della servitù svegliando tutti i dipendenti del principe. Una delle cuoche prese una candela e si avventurò per le scale buie guidata solo dalla luce tremolante della candela. Spalancò la porta della camera di Prospero e lo trovò seduto sul letto, con gli occhi spiritati e lo sguardo perso nel vuoto. Aveva la fronte imperlata di goccioline di sudore ed era pallido. "Che è successo?" chiese allarmata la donna correndo verso di lui "Avete fatto un incubo?"
"La morte..." balbettò il principe "ho visto la morte rossa in faccia".
Ognuno di noi ha un paio d'ali, ma solo chi sogna impara a volare.
Chatta con me! *-*

Consuelo

Laura aprì la porta di casa, entrò, si tolse le scarpe e si buttò sul divano. Era stata una giornata pesantissima al lavoro. Rivolse lo sguardo fuori dalla finestra. Il sole stava tramontando. Chiuse gli occhi e cercò di rilassarsi. Sentì il bisogno di una doccia. Si sollevò a fatica dal divano e si avviò verso il bagno. Davanti alla porta d'ingresso vide sul pavimento un fogliettino di carta che le era sfuggito poco prima. Lo raccolse e lo girò. Stampato nel mezzo del bigliettino c'era uno strano indirizzo di un sito web e dei dati di accesso:

Username: Laura
Password: winner


<<E questo che cacchio è?>> – pensò. Il fogliettino lo aveva trovato proprio davanti all'ingresso e poteva essere stato infilato dal pianerottolo facendolo passare sotto la fessura. Il mese precedente il suo fidanzato le aveva preparato una sorpresa simile. Via e-mail le aveva mandato un indirizzo di un sito web, dove aveva trovato un "buono virtuale" per un week-end romantico in riva al lago. Era stato un regalo per il loro anniversario e avevano passato due giorni meravigliosi. Stavano assieme da ormai due anni e Laura sperava di ricevere una proposta di matrimonio, o almeno di convivenza. Decise che la doccia poteva aspettare. Estrasse dalla borsa il suo portatile, lo posò sul tavolo della sala e lo avviò. Si accese una sigaretta mentre aspettava l'avvio del sistema operativo.

<<Spero sia un altro buono per un viaggetto romantico, perché una proposta di matrimonio da una pagina web non potrei accettarla...>> – disse ad alta voce Laura.

Quando sullo schermo apparve il suo desktop, si collegò alla rete wireless, lanciò Firefox e digitò nella barra di navigazione l'indirizzo trovato sul bigliettino.

Si aprì una pagina su sfondo nero, con un titolo bianco in caratteri enormi:

Nuovo sondaggio:
Termine scaduto.
Clicca qui per vedere i risultati.
Si ricorda che il video dell'evento sarà trasmesso oggi, a partire dalle ore 20:30.


Laura seguì il link e le si aprì una nuova pagina, sempre su sfondo nero, con solo un semplice menù da cui poteva scegliere:
1) Le candidate;
2) I risultati;
3) Video in diretta (solo per utenti abilitati).

Ciccò sulla voce numero uno.  La connessione ora sembrava più lenta. Sulla barra di stato la scritta "waiting for" sembrava bloccata. Passarono alcuni secondi e la scritta cambiò in "Transferring Data from...". Nella pagina che si aprì si vedevano quattro foto in miniatura che ritraevano delle ragazze in primo piano e Laura notò subito che la seconda era lei. Sotto le foto la scritta "Clicca su una foto di una delle candidate per accedere alla sua pagina" lampeggiava vistosamente.

Una sensazione di disagio iniziò a nascerle improvvisamente dalle viscere. Senza pensarci cliccò sulla sua foto e le si aprì la "sua pagina". La paura si trasformò in terrore e la vista le si annebbiò mentre vedeva caricarsi miniature di sue foto prese di nascosto ovunque: in strada, nei negozi, in ufficio e, cosa che la paralizzò del tutto, in casa sua mentre dormiva.
Sotto le foto c'era del testo con una sua biografia:

"Laura, 32 anni. Nata a Pisa, vive a Milano da 14 anni. Laureata in Psicologia, lavora come libera professionista. Capelli rossi, occhi verdi. Altezza 1,70 cm circa..."

Il testo proseguiva, ma non riuscì ad andare avanti. Premette il pulsante "back" del suo broswer, tornò alla pagina precedente e scelse la seconda voce: "I risultati".

Attese il caricamento della pagina successiva. Pochi secondi, ma le sembrarono ore. Alla fine si aprì la solita pagina su sfondo nero:

La vincitrice di questo mese è:
Laura!
Clicca qui per vedere l'evento in diretta (solo per utenti registrati)!
Clicca qui per acquistare l'accesso.


<<Vincitrice di cosa???>> – pensò Laura. Sul bigliettino c'erano anche una username e una password. Tornò alla Home del sito e seguì il link per l'evento in diretta. Le si aprì un box chiedendole i dati di accesso, digitò quelli trovati sul fogliettino e attese il caricamento della pagina. Lentamente si aprì una sua foto. Sotto vide apparire la scritta:

La vittima del mese è:
Laura, con 274 voti!
Metodo di morte scelto:
Impiccagione.
Clicca qui per il video in diretta!


La sua mente già provata non trovò nessun appiglio a cui aggrapparsi. Puntò il mouse sul link al video. Si aprì una finestra con l'interfaccia di Windows Media Player, su sfondo nero. Attese il caricamento dei dati. Quando comparve la prima immagine del video trasmesso in diretta sentì un brivido gelido lungo la spina dorsale e si accorse che un goccio di urina stava bagnando la gonna. Nel video riconobbe la sala della sua casa ripresa dall'alto: lei era di spalle, seduta davanti al tavolo che guardava il computer. Dietro di Lei un uomo con una corda in mano si stava avvicinando lentamente. Si girò di scatto e con la coda dell'occhio notò un gancio sul soffitto che non era mai esistito.
Capisci l'importanza di quella persona quando non è con te.
Se ti manca, allora è davvero importante.

Consuelo

Avverto alcune turbolenze che la strumentazione di bordo non segnala. Voi che ne dite? - chiese il capitano all'equipaggio. Gli uomini a bordo annuirono.
Intanto le oscillazioni aumentavano.
Eppure la navigazione aerea avrebbe dovuto proseguire tranquilla vista l'assenza, in quel tratto del percorso, di formazioni nuvolose.
Nemmeno nel bel mezzo di una tempesta riceviamo scossoni di questo tipo commentò, preoccupato, il pilota.
Il secondo pilota si pose in contatto con la base di Fort Lauderdale.
Si sentì rispondere che non avevano la più pallida idea di cosa stesse avvenendo in quel tratto di cielo. Il mare, da calmo, era andato nel frattempo agitandosi sempre più. Flutti improvvisi si succedevano a' intervalli di tempo piuttosto lunghi.
Non posso affermare con sicurezza che il mare sia mosso... non mi è mai capitato di osservare onde del genere continuò il capitano, terribilmente angosciato dal fenomeno che sfuggiva alla personale casistica di eventi.
Intanto sugli altri aerei della squadriglia la tensione nervosa andava crescendo.
Gli equipaggi dei cinque Grumman TBM 3 Avenger si prepararono ad affrontare l'emergenza.
Era chiaro a ognuno che i mezzi sui quali volavano avrebbero potuto perdere quota da un momento all'altro. :
Tutti indossarono giubbotti salvagente e ciascun aereo attivò i comandi per
natanti autogonfiabili.
Da più di dieci minuti siamo in queste condizioni e la tempesta non accenna a placarsi -disse, al colmo della disperazione, un giovane ufficiale da poco in Marina.
Un boato coprì le parole dell'ufficiale e le urla dei compagni.
Maggiore... non giunge più alcun segnale radio dalla squadriglia degli Avenger in volo ,sulla linea di Bermuda... - comunicò un ufficiale.Vorrei ascoltare gli ultimi messaggi della squadriglia - pregò Griffith.
L'ultimo intervento comprensibile era quello del pilota Friedman che informava di sorvolare una piccola isola.
Seguivano rumori e frasi confuse, fino a che la comunicazione si interrompeva brevemente. Poi ancora riprendeva con richieste di aiuto che suonavano come implorazioni.
Siamo precipitati in mare... attorno c'è solamente schiuma bianca... ci troviamo in una grande bolla d'acqua...
Infine, fu il silenzio. Uno spaventoso, irreale silenzio che segnava l'epilogo di una tragedia, la più grave in tempo di pace nella storia della Marina Militare statunitense.
Nonostante le operazioni di soccorso, dei cinque Grumman TBM 3 Avenger
non si rilevò alcuna traccia, sembravano volatilizzati.
Tutto il mondo parlò a lungo di questo inquietante incidente.
La zona teatro dell'evento divenne popolare in Europa come «Triangolo maledetto» e l'arcipelago delle Bermuda finì per essere una specie di mistero ancora oggi non risolto.
Capisci l'importanza di quella persona quando non è con te.
Se ti manca, allora è davvero importante.