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La storia della bizzarra vecchina di Vico dei Librai

Aperto da Luke_Lucignolo_, Aprile 21, 2013, 02:22:06 PM

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Luke_Lucignolo_

Questa è una storia pressoché folkloristica, che ritengo, però, molto affascinante e suggestiva, al di là di ogni veridicità.
Una storia che riguarda la mia città, consacrata da Petrarca come: "la Superba" e "Regina dei mari"; Genova era ed è tuttora un luogo dalla prepotente quanto "scabra" bellezza, come affermava il poeta Montale, sottolineando sempre l'essenzialità di questa terra, talvolta riarsa, nella quale, ogni tanto, egli schiudeva brevi "varchi", momentanei squarci di luminosa pienezza.
Una terra "chiusa", costretta e "pigiata" tra mare e monti, volta all'incessante ricerca di maggiore spazio, spesso recuperato con sforzo e fatica, attraverso ingegnosi terrazzamenti; una città che, in passato, vantava certamente una posizione di spicco tra le Repubbliche marinare e per la quale il mare ha sempre costituito una preziosissima risorsa. 
Questa che sto per raccontarvi, però, è una storia umile, semplice, propria di un'antica, ma non lontanissima quotidianità.
Un racconto che, di certo, ha poco a che vedere con l'illustre passato storico del capoluogo ligure, se non per l'ambientazione nel Centro storico cittadino, tra i più grandi e rinomati d'Europa, con i suoi distintivi e stretti vicoli ombrosi, detti "caruggi".
Questa è la storia dell'anziana e bizzarra signora di Vico dei Librai, un'antica strada che, a seguito del secondo conflitto mondiale, è scomparsa dal tracciato urbano.
Ci troviamo proprio nei pressi del Centro storico di Genova, vicino alla casa di Cristoforo Colombo e alle famose Mura del Barbarossa, erette mille anni fa per scongiurare il pericolo d'invasione da parte dell'imperatore Federico I di Svevia.
Proprio qui, nei pressi di luoghi densi di storia, attraversando Via Ravecca o angusti "caruggi" come Vico San Salvatore, i passanti incontrarono, nel 1989, una vecchietta: si trascinava, quasi a stento, con un bastone ed indossava abiti di un altro tempo, di foggia sorpassata, trasandati e obsoleti, una lunga gonna nera e un fazzoletto in testa; in dialetto genovese, con uno strano e dimenticato accento, domandava, poi, indicazioni per arrivare in Vico dei Librai.
"Non trovo la strada! Sapreste indicarmela?".
L'espressione era spaesata e confusa, il tono concitato ed ansioso.
Gli interlocutori la guardarono perplessi, un po' per il suo aspetto anacronistico, un po' perché nessuno, neanche chi era nato e vissuto in quei luoghi, conosceva la via da lei disperatamente cercata.
Tutti erano pensierosi, perché alla mente non sovveniva nulla.
E appena i passanti girarono l'angolo, questa vecchina scomparve.
Che dire! Siamo in una città in cui le strade hanno nomi pieni d'incanto: arti e mestieri sono abbondantemente rappresentati dai nostri Vicoli, un groviglio di viuzze, da Via Orefici fino alla zona del Porto antico; là troviamo Vico dei Caprettari, buio "caruggio" da cui emerge, splendente, la vetrina di un'antica bottega.
Ma quel Vico dei Librai tanto desiderato dalla misteriosa vecchina proprio non esiste.
Tempo dopo, un ragazzo stava passeggiando con il suo cane ed aveva bisogno di qualche spicciolo: incontrò nel suo cammino una signora dall'età avanzata e chiese a lei; la donna aprì prontamente il suo borsellino, ne estrasse una banconota e la donò al giovane; girato l'angolo, il ragazzo guardò ciò che aveva tra le mani e si accorse, sorpreso, che erano 100 lire del 1943.
Una volta, in una giornata nevosa, ella entrò in un bar, chiese un bicchiere di latte caldo e se ne andò.
Sul bancone aveva lasciato quel famoso borsellino: il barista corse fuori a cercarla, invano.
Fuori, sulla neve fresca, non c'erano impronte.
Tra le sue mani, però, restò il portafoglio, contenente banconote ormai fuori corso da molti anni, le stesse che la vecchina donò a quel ragazzo, le stesse che lasciò in elemosina a un uomo bisognoso di carità.
Queste si sono, in seguito, rivelate autentiche.
Un'altra ragazza racconta di essere stata fermata da una signora anziana: a giudicare dall'aspetto trasandato sembrava voler chiedere l'elemosina, ma invece domandava indicazioni per raggiungere Vico dei Librai. La giovane stava per rispondere, ma in quel momento incontrò un' amica che le domandò con chi stesse parlando. La donna dice di essersi voltata, subito dopo, e di non aver più visto l'anziana signora, come se fosse svanita nel nulla.
Molte altre persone, anche quelle al di sopra di ogni sospetto in fatto di scetticismo, affermano di aver incontrato la strana signora, nelle occasioni più strane e disparate.
Dopo le prime frequenti e misteriose apparizioni, fu interpellata una "medium", alla quale si presentò un'entità: questa diceva di chiamarsi Maria Benedetti; nel 1944, durante la guerra, era uscita di casa per far la spesa, ma era stata colta da un malore e si era accasciata sui gradini di un portone, morta. Quando si ridestò, non rendendosi conto della nuova situazione, convinta che fossero trascorsi solo pochi secondi, cominciò a girare per il quartiere, cercando la sua dimora.
Vico dei Librai è una strada che, oggi, non esiste più a Genova: è stata rasa al suolo dalle bombe che caddero durante la Seconda Guerra Mondiale, esattamente come l'intera zona di Via Madre di Dio.
Un vero e proprio scempio.
Il tutto è stato completamente ricostruito negli anni '70.
La misteriosa signora, quindi, cerca qualcosa che non può avere, ma sempre ritorna, domandando frettolosamente aiuto: molti sostengono che continui ad apparire ogni cinque anni, alla ricerca di quella casa che non troverà mai più.
Qualcosa è certo a Genova: ormai chi vede l'irrequieta vecchina non si vergogna affatto di raccontarlo.
Si raccolgono testimonianze ogni anno e non fanno certamente più clamore: tutti gli abitanti del Centro storico conoscono la storia e molti non hanno alcuna difficoltà a credervi.
Ormai la vecchina di Vico dei Librai è una vera e propria leggenda nel Centro cittadino.
Persino a chi spesso passa, dopo il tramonto e preferibilmente durante gelide giornate invernali, in Stradone S. Agostino o in Piazza Negri è capitato di incontrarla: così si dice.
Al di là della veridicità di alcune testimonianze e del fatidico intervento della "medium", resta, comunque, la potente suggestione di una storia, a cui va data nuova vita.
Questo è un racconto che commuove, dal sapore amaro e nostalgico, una vicenda di focolare e di rimpianto che mi ha restituito un'emozione, un brivido, indipendentemente dal fatto che sia vera o meno.
Credo fortemente che sia giusto apprezzare le tradizioni o il folklore regionali, ricchi di sentimenti, perché sono parte della nostra storia, della nostra cultura. Perché sono parte di noi.
Mi ha toccato l'immagine di questa signora, un po' bizzarra e per nulla disincantata, che mai si è resa conto della sua morte; questa è sopraggiunta improvvisamente, senza poter prevedere nulla.
Mi ha colpito il suo vagare, confuso e spaurito, per i "caruggi" genovesi.
Ma, soprattutto, mi ha affascinato la profonda semplicità della vicenda e della persona; ella, uscita di casa, come d'abitudine, per far provviste, si è improvvisamente accasciata a terra, esanime, e poi ha creduto di rialzarsi, poco dopo, come se la vita e la morte fossero un'unica, immensa dimensione, di cui, ingenuamente, non ha saputo distinguere il confine: ed è così che, ancora oggi, la vecchina scivola, lenta e inesorabile, sugli stretti "caruggi", senza mai avere pace, alla vana ricerca di quel perduto rifugio che non troverà mai.
Tuttora c'è chi fermamente crede all'esistenza dell'inquieto fantasma; magari, più probabilmente, la memoria comune ha tramandato  e modificato, anno dopo anno, questo toccante racconto, in ricordo delle più drammatiche pagine della nostra storia.
La vicenda, in ogni caso, invita tutti noi a non dimenticare gli avvenimenti del passato, presentandosi come leggendaria e commovente testimonianza degli orrori della guerra.
Tutto ciò mi ha avvinto, al di là di ogni presunta veridicità.

Luke